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Donne: siamo nell’era dell’emancipazione?

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“Women are, therefore, to be considered either as moral beings, or
so weak that they must be entirely subjected to the superior
faculties of men”.

“Le donne, quindi, devono essere considerate o come esseri morali, o
così deboli che devono essere interamente sottomesse alla superiore
facoltà degli uomini”

A Vindication of the Rights of Woman“. Mary Wollstonecraft, 1792.

Era il 1792 quando Mary Wollstonecraft, madre di Mary Shelley, scrisse quel saggio che la consacrò tra le pioniere dell’emancipazione femminile. Sono parole messe nero su bianco molti secoli fa, ma che ancora oggi risultano essere attuali come non mai.

La storia ci insegna che, nonostante le difficoltà e gli ostacoli appositamente architettati per far sì che le donne restassero nel loro guscio di beata ignoranza, tante sono coloro che, nel corso dei secoli si sono battute per eliminare quelle barriere sociali che vedono la figura femminile come subordinata all’uomo, “angelo del focolare” dedita solo ed esclusivamente alla cura della casa, del marito e dei figli. Ruolo considerato come unica e totalizzante realizzazione della donna.

Basti pensare a donne come Maria Salomea Skłodowska, meglio nota come Marie Curie, alla quale dobbiamo la scoperta del Radio (elemento grazie al quale oggi abbiamo la radioterapia) che fu anche moglie e madre, Maria Montessori, pioniera della pedagogia moderna, che ebbe il figlio fuori dal matrimonio, o Rita Levi Montalcini, che ha dedicato l’intera esistenza alla scienza senza mai sposarsi. Quasi a testimoniare che avere un cervello non vuol dire essere incapace di intraprendere relazioni sentimentali con l’altro sesso.

“Women are every where in this deplorable state; for, in order to
preserve their innocence, as ignorance is courteously termed, truth
is hidden from them, and they are made to assume an artificial
character before their faculties have acquired any strength”.

“Le donne sono ovunque in questo stato deplorevole; poiché, per
preservare la loro innocenza, viene cortesemente chiamata in causa l’ignoranza, la verità
viene loro celata, e vengono plasmate per assumere un
carattere artificioso prima che le loro facoltà abbiano acquisito forza”.

A Vindication of the Rights of Woman”. Mary Wollstonecraft, 1792.

L’istruzione è infatti l’arma più forte di cui le donne dispongono, sebbene ancora oggi molte si ostinino a negarne la potenza.

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Una copia autografa di “A Vindication of the Rights of Women” di Mary Wollstonecraft.

Ci sono quelle che fanno e disfano. Tirano su la loro vita e la demoliscono per poi iniziare nuovamente a ricostruire tutto. In altro luogo, ma portandosi sempre dietro le macerie del passato. Ed è come se vivessero mille vite…

Ci sono quelle che fanno progetti, che non ci credono mai ma sperano sempre. E che danno l’anima per raggiungere i propri obiettivi nonostante le difficoltà.

Ci sono quelle che si combattono fra di loro. Forse per voglia di rivalsa, forse per scrollarsi via di dosso la frustrazione che si portano dentro.

Ci sono quelle che hanno fatto a pugni con la vita, che di facile non hanno mai avuto niente. Quelle considerate fragili come dei bicchieri di cristallo, ma che poi invece sono taglienti come le lame.

Ci sono quelle che si “donano” al partner con rassegnata noia, o peggio con razionale e inebetita stupidità, pensando di dover sottostare alle clausole di un tacito contratto che prevede la soddisfazione dell’altro in nome di un’imprecisata regola della superiorità del maschio. E che dalla loro bolla di pregiudizi si sentono fiere di vivere una vita in nome delle apparenze, giudicando chi la pensa diversamente da loro, e magari è anche più felice.

Ci sono quelle che all’apparenza sono dure ed imperturbabili come la pietra, ma che portano la tempesta dentro e cercano solo un po’ di serenità e di sincero affetto.

“Besides, how many women of this description pass their days; or,
at least, their evenings, discontentedly. Their husbands
acknowledge that they are good managers, and chaste wives; but
leave home to seek for more agreeable”.

“Inoltre, quante donne di questo tipo passano le loro giornate; o,
almeno, le loro serate, scontente? I loro mariti
riconoscono loro di essere buone padrone di casa e mogli caste; ma
escono di casa per cercare qualcosa di più gradevole”.

A Vindication of the Rights of Woman”. Mary Wollstonecraft, 1792.

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Queste sono le donne. Eternamente giudicate, eternamente sotto esame, eternamente chiamate a corrispondere a canoni tacitamente stabiliti da una società che si professa libera e al passo con i tempi, ma che poi cataloga tutte all’interno di stereotipi che persistono da sempre. E il bello è che il più delle volte sono le stesse donne a perpetrare tutto ciò.

Perché sì, si parla di donne impegnate, di pari diritti, di donne che riescono a fare di tutto e meglio degli uomini… ma come mai Se entro i trent’anni non sei sposata o fidanzata, e non hai in mente di fare figli, o meglio, se decidi di dedicarti prima al lavoro e alla soddisfazione professionale, mettendo – anche solo per poco – in secondo piano tutto il resto, ci sono ancora quelle persone che guardano come se avessero davanti l’ultima delle “maddalene”.

Essere mogli, compagne, madri non dev’essere un obbligo dettato dalla società ma una scelta consapevole che nasce spontaneamente e senza costrizioni. Non deve assolutamente pregiudicare eventuali progetti di realizzazione professionale. Ma soprattutto mai e poi mai decidere di restare accanto ad un uomo per il qual non si prova più nulla solo per la paura di restare “sole” o di non essere in grado di trovare qualcuno con cui iniziare un nuovo cammino. L’amore può finire, non sempre una storia è fatta per durare in eterno, non sempre quello che abbiamo accanto è l’uomo giusto, questa è la verità. Non accettarlo per far finta che la propria vita abbia un senso è cattiveria verso noi stesse. Tutte abbiamo il diritto – e il dovere – di cercare la felicità anche quando questa ci porta a cambiare la nostra vita. Senza aver paura di esser giudicate.

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