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Prometeo e il regalo del fuoco: perché decidiamo di donare?

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“Prometeo encadenado”, Gregorio Martinez, 1590. Museo Nacional del Prado, Madrid.

Nella mitologia greca, si narra la storia del titano Prometeo, colui che venne punito da Zeus per aver rubato il fuoco e averlo donato agli esseri umani, dopo che questi ne erano stati privati proprio per volere divino.

La punizione che Zeus inflisse a Prometeo fu atroce: incatenato nudo, nella zona più alta e più esposta alle intemperie, lì dove un’aquila si cibava del suo fegato, che ogni notte però ricresceva. La sua agonia era infinita…

Dalla figura di Prometeo, Lord Byron crea quella che è la sua interpretazione dell’eroe romantico, fatto di incessanti tormenti e passioni violente. Lontano dai codici contemporanei e sempre avvolto da un alone di mistero.

“Titan! […]

What was thy pity’s recompense?

A silent suffering, and intense;

The rock, the vulture, and the chain,

All that the proud can feel of pain,

The agony they do not show,

The suffocating sense of woe,

Which speaks but in its loneliness,

And then is jealous lest the sky

Should have a listener, nor will sigh

Until its voice is echoless.”

 

“Titano! […]

Quale fu la ricompensa della tua pietà?

Un soffrire silenzioso ed intenso;

La rupe, l’avvoltoio, e la catena,

Tutto ciò che gli orgogliosi riescono a sopportare,

L’agonia che non mostrano,

Il senso soffocante della sventura,

Che non parla se non in solitudine,

Ed è geloso poi per téma che il cielo

Abbia chi l’ascolti, né emetterà un sospiro

Finché la sua voce non sia priva di eco.”

(“Prometheus”. Lord Byron, 1816)

 

Ci sono occasioni della vita in cui ci si trova a dover fare delle scelte. Combattuti tra due fuochi dobbiamo capire da che parte stare, che cosa fare, chi difendere e perché. Giusto e sbagliato, bene e male, bianco e nero… per cosa e per chi optare?

Come Prometeo che, contro il volere divino, ruba il fuoco per farne dono all’umanità, sentiamo di dover prendere una direzione piuttosto che un’altra. Così, incuranti delle conseguenze, ci incamminiamo senza pensare ai rischi che ciò comporta. Decidiamo di rubare il fuoco.

Prendiamo l’elemento proibito. Non dovevamo ma lo facciamo, non per scelta ma semplicemente perché sentiamo di doverlo fare. E continuiamo, continuiamo, continuiamo ad agire d’impulso fino a che ci rendiamo conto di essere stati assorbiti da un vortice senza fine.

Divisi tra ciò che deve essere fatto e ciò che si sente invece di dover fare…

“The wretched gift Eternity
Was thine—and thou hast borne it well.
All that the Thunderer wrung from thee
Was but the menace which flung back
On him the torments of thy rack;
The fate thou didst so well foresee,
But would not to appease him tell;
And in thy Silence was his Sentence,
And in his Soul a vain repentance,
And evil dread so ill dissembled,
That in his hand the lightnings trembled.”
“Il dono miserabile dell’eternità
fu tuo – e tu l’hai ben sopportato.
Tutto ciò che il Tonante ti estorse
fu la minaccia che su di lui
respinse i tormenti della tua tortura;
il fato che prevedesti tanto bene;
ma che per non placarlo tacesti
e nel tuo Silenzio fu la sua Sentenza
e nella sua Anima un vano pentimento,
e un terrore malvagio mascherato così male
che nella sua mano tremarono i lampi.”
Ma quando ci si ritrova nella condizione di poter essere utile, di essere in possesso di un dono, per quale motivo dovremmo tenerlo per noi? Per quale motivo dovremmo rifiutarci di condividere un qualcosa che sappiamo poter essere utile ad altri? Perché?
Magari nessuno merita di godere dei frutti del nostro dono, ma cosa è giusto fare se sentiamo di dover agire in un modo piuttosto che in un altro?
Immaginiamo che poi tutto si complichi. Non è sempre facile tenere celato qualcosa.
Così come Zeus scopre il tradimento di Prometeo, il gesto proibito inizia a venir fuori…
Ma è qui che si vede il valore di un gesto disinteressato, nella forza di saper sopportare anche la violenza psicologica, gli stupidi tranelli di chi, come tutti gli esseri inferiori, vede la realtà distorta e non capisce la grandezza di un gesto compiuto spontaneamente.
“Thy Godlike crime was to be kind,
To render with thy precepts less
The sum of human wretchedness,
And strengthen Man with his own mind;
But baffled as thou wert from high,
Still in thy patient energy,
In the endurance, and repulse
Of thine impenetrable Spirit,
Which Earth and Heaven could not convulse”
 “Il tuo delitto divino fu l’essere gentile,
  di rendere con i tuoi precetti la somma
  dell’umana infelicità minore,
  e di rafforzare la mente dell’Uomo;
  ma pure impedito come tu fosti dall’alto,
  nella tua energia paziente,
  nella resistenza, e rifiuto
  del tuo Spirito impenetrabile
  che Terra e Cielo non poterono sconvolgere”

Prometeo ruba il fuoco per donarlo all’umanità che ne aveva bisogno. Ma per quale motivo lo fa? E cos’è che ci spinge a compiere un gesto così grande? Cosa ci porta ad emulare Prometeo e affrontare il rischio, il giudizio, il pericolo di una conseguenza che potrebbe rivelarsi nefasta?

Cosa ci spinge a dare tutto, anche se non ci viene richiesto? Questa è la domanda fondamentale…

 

                “And a firm will, and a deep sense,
                 Which even in torture can descry
                 Its own concenter’d recompense,
                 Triumphant where it dares defy,
                 And making Death a Victory.”
                 “E una volontà ferma, e un profondo sentire
                  che persino nella tortura sa scorgere
                  la propria segreta ricompensa;
                  trionfando là dove osa gettare la sfida,
                  e della morte facendo una Vittoria.”
Qualsiasi cosa accada, qualunque sia la vendetta, la pena da scontare, qualunque pericolo o insidia ci aspetti, mai e poi mai rinnegheremo quel gesto che tanto c’è costato. Perché come Prometeo che trova nella tortura la sua segreta ricompensa, non arretriamo nemmeno dinanzi alle insidie di chi, conscio del proprio potere, si crogiola nel fare stupidi giochetti che altro non sono che la prova che il potere non sempre appartiene ai più forti.
La vera forza è nel gesto di Prometeo, nella decisione di agire d’impulso, di scegliere il buonsenso, forse il cuore…
Non è chiaro cosa ci porti a rischiare. Forse il senso di giustizia, la voglia di rendersi utile, il bisogno di compiere un gesto che riteniamo profondamente giusto, o forse semplicemente la voglia di aiutare anche chi, poi, non si renderà neanche conto del nostro sacrificio e nemmeno ce ne renderà merito.
Ma è nella consapevolezza di aver sfidato e poi vinto che si raggiunge il vero scopo. Perché tanto, anche se alla fine tutto si rivelerà un fallimento, continueremo imperterriti ad agire seguendo l’istinto…
E nonostante tutto riusciremo a trovare un motivo per andare avanti giorno dopo giorno. A testa alta, con il sole sul viso.
Perché i veri eroi non sono coloro che vincono sempre, ma coloro i quali riescono ad andare avanti sforzandosi di sorridere sebbene portino la tempesta dentro.
Restando felici.

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