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Noi fummo i Gattopardi… vi racconto la Sicilia

 

“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.” Il Gattopardo”, G. Tomasi di Lampedusa.

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Sicilia, 1861. Fabrizio Corbera, Principe di Salina, è intento a recitare il rosario insieme alla sua famiglia. All’improvviso delle voci concitate provenienti dal giardino della villa interrompono il monotono rito. Sotto l’ombra di un albero viene ritrovato il corpo di un giovane soldato che  aveva deciso di trascorrere lì le sue ultime ore di agonia.

E’ così che ci si addentra nel romanzo, che non è solo la storia di una nobile famiglia, ma è soprattutto il racconto di come la Sicilia reagì ai travagliati mutamenti del Risorgimento.

Il corpo del povero soldato viene presto dimenticato e la famiglia Salina insieme a tutto il suo seguito si reca, come di consuetudine, a trascorrere la villeggiatura a Donnafugata, uno dei feudi appartenenti al Principe. E’ qui che compare la descrizione degli aridi paesaggi della campagna siciliana. Una campagna vasta, selvaggia, rude. Quello che ci viene presentato è un paesaggio polveroso, fatto di sconfinate distese color ambra.

Contestualmente alle vicende della famiglia Salina, ciò che ci viene presentato è la storia di una Sicilia feudale, retrograda. Una terra che si trova improvvisamente coinvolta nei moti garibaldini che esaltano il popolino e spaventano la nobiltà.

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“Per far sì che tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi”.

E’ questa la frase con la quale Tancredi, nipote del principe Fabrizio, definisce ciò che sta avvenendo. Il personaggio di Tancredi è emblematico, centrale quanto quello del principe. Tancredi è giovane, bello, ambizioso, nobile ma non dispone di molti mezzi di sostentamento. Ed è proprio in questo contesto di cambiamenti che il ragazzo sfoggia tutta la sua intelligenza ed il suo carattere deciso. Egli, a differenza di tanti altri nobili, ha compreso che per continuare a godere dei benefici di cui gode grazie ai suoi nobili natali deve scendere a patti. E’ per questo che diventa garibaldino e poi sposa Angelica Sedara, figlia di Don Calogero, sindaco di Donnafugata, omuncolo scaltro, arrampicatore ed arrivista, ma ricchissimo.

Quello di Tomasi di Lampedusa, è un romanzo che spiazza per l’attualità dei temi trattati. Perché nonostante tutto la Sicilia piange ancora i lasciti di quel feudalesimo che ha strozzato la sua crescita economica. In fondo il paesaggio rurale è ancora immutato. Le campagne sono ancora le immense distese ambrate di cui parla l’autore, il divario tra nord e sud è ancora forte, e soprattutto gli sciacalli e le iene di cui parlava il principe Fabrizio c’erano e ci sono ancora…e continuano a nutrirsi di ciò che rimane di una terra tanto bella quanto disgraziata.

 

 

 

 

 

 

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